Asia

Viaggio in Myanmar: video & itinerario di 2 settimane

[Soundtrack consigliata: Nuvole Bianche – Ludovico Einaudi]

Mingalabar viaggiatori!

Ho una premessa da farvi: questo post è molto lungo. Ma è pieno di consigli e informazioni. E’ stato impegnativo mettere insieme appunti di viaggio e ricordi, ma allo stesso tempo bellissimo. E’ trascorso infatti più di un anno dal mio viaggio in Myanmar, il più bello della mia vita finora, e mi rendo conto di averne parlato pochissimo. Quasi come se ne fossi gelosa. Vi ho raccontato i miei pensieri a caldo, vi ho portato con me nei 3 luoghi più particolari del Paese e ora ho deciso che è arrivato il momento di darvi qualche dritta sulla costruzione del viaggio!

Il Myanmar è un Paese che ha iniziato ad aprirsi al turismo solo negli ultimissimi anni. La mia permanenza è durata circa 2 settimane durante le quali gli spostamenti sono avvenuti sia tramite bus che tramite aereo. Personalmente ho deciso di partire nel mese di Novembre perché non volevo assolutamente perdermi il tradizionale festival delle mongolfiere di Taunggyi e di seguito vi racconto nel dettaglio ogni tappa, consigliandovi anche alcune strutture pulite e accoglienti in cui dormire e alcune bellissime attività.

1° giorno

Partenza da Millano con Etihad. Volo lunghissimo con primo scalo ad Abu Dhabi e il secondo a Bangkok. Il fuso orario è di 6 ore e 30 minuti.

2° giorno: Yangon.

Arrivo a Yangon in mattinata. Il primo incontro è con la guida che si chiama Myo e che rappresenta uno dei miei ricordi più belli: il suo curiosissimo italiano, imparato grazie a degli studi fatti anni fa nella nostra Toscana, mi permette di capire ancora più a fondo moltissimi degli aspetti del Myanmar. Ho giusto il tempo di riposare qualche ora all’Hotel Bahosi (la mia camera era un po’ umida ma lo consiglierei ugualmente, pulitissimo e comodo) per poi fare la prima full immersion al mercato Bogyoke, il tempio dell’artigianato e delle pietre preziose. Si tratta di un mercato coperto con le viuzze intorno caotiche, sporche e colorate. Ricordo bene gli uomini che sputavano di continuo il betel, le donne che mi osservavano con lo sguardo incuriosito e la bimba bellissima che mi corse incontro agitando la manina. Inutile dirvi che mi sono addormentata quella sera autenticamente felice.

3° giorno: Yangon.

Intera giornata dedicata ai tesori della città più grande del Myanmar. Yangon brulica di persone: è un rumore continuo ed incessante. A tratti puzza, è molto sporca, e sebbene sia novembre c’è un caldo che la metà basta, l’umidità la senti sottopelle. Ma è tanto, tanto, tanto affascinante. Le tappe di oggi sono: il Chaukhtutgyi, la statua lunga 70 metri del Buddha sdraiato, la sede della Lega Nazionale per la Democrazia (il partito politico fondato da Aung San Suu Kyi, donna importantissima nella scena politica birmana di cui vi ho parlato qui), la Pagoda Botataung e la meravigliosa, unica, spettacolare Pagoda Shwedagon. 2 curiosità: all’interno dell’area della Pagoda Shwedagon c’è la connessione wi-fi gratuita e all’interno della grande pagoda d’oro sono conservati gioielli preziosissimi tra cui un diamante di 76 carati.

TIP: cercate in città il negozio Pomelo. I suoi prodotti sono tutti handmade e realizzati da piccoli artigiani locali o da organizzazioni che sostengono ragazzi di strada e persone socialmente svantaggiate. E sono bellissimi.

4° giorno: Yangon e volo interno per il Lago Inle.

E’ ora di scoprire il centro della città di Yangon (con visita al museo di Aung San) e alla visita davvero speciale al centro monastico Thaddama Zawtikaryone Shwe Kyin di Thanlyin (a circa 16 km a sud di Yangon, oltrepassato il fiume della città). Questo centro ospita oltre 500 bambini orfani e una clinica gratuita sorta dopo il ciclone che ha devastato il Myanmar nel 2008, gestita unicamente da medici volontari. E’ un’esperienza a dir poco toccante e credo non dimenticherò mai quei bambini che correvano nel fango sorridendo, quelli timidi che ti guardavano da lontano e quelli più sfrontati che ti inseguivano o ti regalavano addirittura un piccolo fiore. E’ stata dura lasciarli ma c’era un piccolo aereo malandato ad aspettarmi. Destinazione: aeroporto di Heho per poi raggiungere da lì Nyaung Swhe, piccolo villaggio sulle rive del Lago Inle.

DOVE DORMIRE: a Nyaung Swhe ho soggiornato al Golden Empress Hotel, una struttura meravigliosa! Colazione buonissima, camere molto belle in legno e lavanderia disponibile e super economica. Consigliatissimo.

5° giorno: Kakku e Festival delle Mongolfiere a Taunggyi.

E’ un giorno denso e assolutamente uno dei più belli del viaggio. A poco meno di 2 ore da Nyaung Swhe c’è uno dei posti più suggestivi mai visti nella mia vita: parlo di Kakku e le sue 2478 stupa (ve ne ho parlato qui). Subito dopo ci si rimette in marcia per Taunggyi, è arrivato il momento di assistere all’incredibile Festival delle Mongolfiere! Ritmo di tamburi, le luci di mille candele accese, lo spettacolo delle mongolfiere che si alzano in volo, i pericolosissimi fuochi d’artificio, i dolcini al cocco e il temporale improvviso che ci ha inzuppati e fatti scappare via ridendo come matti nella follia generale dei motorini in corsa. Sono questi i ricordi più vividi che custodisco.

6° giorno: Lago Inle.

Piove a dirotto ma non ci si ferma: a poca distanza dall’hotel c’è l’imbarco sulle tipiche imbarcazioni birmane alla volta dei villaggi vicini. Le soste sono tante e tutte per osservare da vicino alcune lavorazioni artigianali tipiche: la seta, i fiori di loto, i sigari. Incredibili le palafitte in cui abitano le persone, i piccoli orti galleggianti, le piroghe colorate che incrociamo, i bimbi sulle rive che giocano con gli aquiloni o le palle di bambù. Da non perdere la visita del monastero Nga Phe Kyaung, conosciuto come “il monastero dei gatti che saltano” e del villaggio dei pescatori Pauck Par dove le donne sono disponibili a portarvi sulle loro piccole imbarcazioni remando con i piedi.

TIP: prima di rientrare in hotel a Nyaung Swhe sosta obbligatoria al ristorantino di Leslie e Sue per partecipare ad un piccolo corso di cucina birmana. Loro sono dolcissimi e una parte del ricavato viene destinato alle persone bisognose della città.

7° giorno: Inn Dein e volo interno per Bagan.

Ultimo giorno sul Lago Inle e prima delusionie del viaggio: Inn Dein. Le sue pagode immerse nella natura sono meravigliose, ma il contorno stride. Qui il turismo è già arrivato e lo si intuisce dai ristorantini (anche italiani) con costi più alti del normale e dai bimbi che anziché avvicinarsi incuriositi si avvicinano per chiedere monete. Diffidate poi dai finti intha, i “figli del lago” che stanno in bilico sulle pagode con le reti di bambù: sono dei figuranti che si mettono appositamente in posa per le fotografie e lo fanno unicamente per avere denaro in cambio. In serata poi ecco un altro volo sgangherato per Bagan e che risate nello scoprire che funziona come una metropolitana: si vola a Mandalay dove si fa scalo ma si resta sull’aereo per prelevare altri passeggeri, e subito dopo si riparte per Bagan (dove ho soggiornato al Thurizza Hotel).

8° giorno: Bagan.

La sveglia suona prestissimo, si partecipa ad una mattinata insieme ai ragazzi di Bagan Plastic Campaign, un’organizzazione che ha lo scopo di educare i locali al rispetto dell’ambiente (i rifiuti di plastica sono una piaga per Bagan e ve ne accorgerete da soli). Insieme a loro è possibile anche visitare una biblioteca interamente realizzata con materiali di recupero nel vicino villaggio di Nat Kyoh Ai e continuare poi la visita in altri villaggi limitrofi. In particolare vi consiglio quello dei coltivatori della palma, è incredibile vedere come si arrampicano a piedi nudi in cima a questi alberi altissimi e non potete non assaggiare i dolci squisiti che riescono a produrre. Rientrati a Bagan non fatevi mancare poi una visita alla Pagoda Shwezigon, al mercato Nyaung U di Bagan e al tramonto infuocato dalle terrazze del tempio Dhammayangyi.

TIP: a Shwe Oo Min fate visita ai bimbi del piccolo monastero locale, qui viene offerta istruzione gratuita ai bimbi che non possono permettersi la scuola pubblica. Se potete, fermatevi a mangiare e giocare con loro: oltre ad essere dolcissimi e vivaci, hanno degli occhi splendidi.

9° giorno: Bagan.

E’ ora di immergersi nell’immenso e meraviglioso sito archeologico di Bagan con i suoi oltre 2000 templi. Svegliatevi presto, anzi, prestissimo perché l’alba su Bagan è obbligatoria. Vi consiglio la Pagoda Dhammayazika come base per vedere le mongolfiere librarsi lentamente in aria. Cosa non perdere a Bagan secondo me? Il meraviglioso Tempio di Ananda, il Tempio Thambula, il Tempio Payathonzu, il Mahabodhi, il Tempio di Thatbyinnyu, quello di Manuha, la Pagoda Lawkananda. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

10° giorno: Bagan, Pakkuku, Monywa.

Da Bagan si parte al mattino presto in barca. Un meraviglioso tragitto di circa 3 ore sulle acque del fiume conduce infatti al piccolo villaggio di Pakkuku, dal quale si raggiunge poi Powintaung con le sue scimmiette e le sue oltre 900 grotte scavate nella roccia arenaria (ve ne ho parlato qui). La sosta finale del viaggio sarà poi Monywa (dove ho dormito al Win Unity Resort, struttura pulita ma un po’ troppo occidentale per i miei gusti).

11° giorno: Monywa – Mandalay.

Ho un ricordo dei dintorni di Monywa molto spensierato (e anche un po’ kitsch  se vogliamo!). Il Maha Bodhiè un complesso di alberi sacri e statue grandissime (qui si trova ad esempio la seconda statua del Buddha più alta del mondo e sono riuscita a farmi dare uno strappo in motorino da un local pur di raggiungerlo), mentre il Tempio di Thanboddhay è coloratissimo e l’ho adorato. Fate anche un salto al mercato di Monywa prima di partire alla volta di Mandalay, dove arriverete dopo circa 3 ore di viaggio. Vi accorgerete di essere arrivati in città quando vedrete per la prima volta qualche semaforo! Qui ho dormito per le notti restanti in un bellissimo bed&breakfast che si chiama A little bit of Mandalay: colazioni buonissime con succo di dragon fruit e ristorante impeccabile dove fermarsi a cena!

12° giorno: Mandalay

Mandalay è disseminata di luoghi speciali. Tra tutti cito il Tempio Mahamuni che custodisce un albero di 129 anni chiamato Star Tree per la forma dei suoi rami spettacolari, il Monastero Shwenandaw interamente realizzato in legno (dalle fondamenta ad ogni singolo intarsio) e la Pagoda Kuthodaw detta anche “il libro più grande del mondo”. Nel pomeriggio poi imbarcatevi alla volta di Mingun: in 1 ora e 30 minuti arriverete in questo villaggio che custodisce 3 tesori. Il primo è la Mingun Bell, la campana funzionante più grande al mondo. La seconda è il tempio incompiuto Pathotawgyi e la terza è la spettacolare e bianchissima Pagoda Hsinbyume (anche di questa ve ne ho parlato qui). Peccato solo la moltitudine di donne che ti assale appena metti piede a Mingun per venderti ogni sorta di braccialetto colorato.

13° giorno: Mandalay.

Per ogni viaggio speciale ci vuole una conclusione speciale. Le tappe di oggi perciò sono due: la prima è Amarapura, a 20 minuti di distanza da Mandalay. Trascorrete qui un po’ di tempo al monastero Mahagandayon: osservare gli oltre 1000 monaci che lo abitano vi aiuterà a ricordare l’importanza del non avere attaccamento nei confronti dei beni materiali. La seconda tappa invece è la quiete dei monasteri che si trovano sulla collina di Sagaing, la méta preferita dei mariti che minacciano bonariamente le mogli dicendo “pur di non sentirti me ne vado nella pace di Sagaing”. Per un finale col botto, poi, correte ad osservare il tramonto dal ponte U Bein, il più lungo ponte di legno di tek del mondo (circa 1.2 km).

14° giorno: ultimo giro a Mandalay prima di ripartire per l’Italia.

Ecco, questo è stato il mio meraviglioso viaggio in Myanmar, realizzato sempre in nome dello scambio culturale e dell’ecosostenibilità insieme al supporto di Viaggi Solidali. 

Ho lasciato questo Paese con gli occhi pieni di luce nuova e sono tornata a casa con la difficoltà al riabituarmi ad indossare le scarpe ma soprattutto più ricca che mai. Ricca di sguardi che ho incontrato, di sorrisi che ho ricambiato, di cibo che ho assaggiato, della plastica che ho raccolto in strada, di mani grandi e abili degli artigiani e di quelle piccole dei bimbi che hanno stretto le mie, di occhi intensi dei monaci novizi, di giochi spensierati con i piccoli orfani, di odori dei mercati locali e di usanze che rendono ogni luogo ancora più speciale. Ricca di ciò che i birmani mi hanno regalato e che ho cercato di racchiudere in questo video

Arrivederci Myanmar.

p.s.: non dimenticate di selezionare la qualità HD prima di guardare il video!

 

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