Africa

Marocco: la rotta delle mille Kasbah

Il paesaggio fuori dal finestrino scorre e non è mai monotono. Paesaggi aridi e lunari si intervallano in un rapido saliscendi mentre percorriamo una strada stretta che continua a curvarsi. Superiamo donne sul dorso di lenti asini e minuscoli villaggi all’apparenza abbandonati e il mio stomaco inizia ad aggrovigliarsi su questi tornanti che hanno la forma di un lunghissimo serpente: stiamo attraversando il Tizi n’Tichka, un valico tra le montagne dell’Alto Atlante situato ad oltre 2200 metri d’altezza e che collega Marrakech ad Ouarzazate, la nostra prima tappa.

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Quando finalmente la strada inizia leggermente a raddrizzarsi e il paesaggio aspro lascia il posto ai primi villaggi, i miei occhi si risvegliano: agglomerati di casupole rosse fanno da contrasto al verde brillante dei palmeti e, improvvisamente, la nostra guida devia su una strada sterrata decidendo all’ultimo minuto di fare una tappa intermedia: ci porta al minuscolo villaggio berbero di Télouet per ammirarne l’omonima Kasbah. Una volta arrivati sento crescere un po’ la delusione. Oltre a noi c’è solo una coppia di turisti tedeschi e non capisco come faccia l’edificio a stare in piedi tanto è in rovina. Entro al suo interno con una certa riluttanza e mai avrei immaginato che, dopo le prime sale del tutto vuote e anonime, mi sarei così meravigliata tra le stanze del Pascià Thami El Glaoui e delle sue concubine: porte intarsiate, zellij variopinti, colonne mosaicate, una grande finestra al centro di quella che, al tempo, fungeva da sala da ballo e una terrazza affacciata su Télouet. Probabilmente la Kasbah più bella e affascinante dell’intero viaggio, avvolta in un silenzio assordante.

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La strada verso Ouarzazate procede attraversando lentamente i villaggi mentre nell’abitacolo risuona a tutto volume musica araba; gli occhi sono puntati sul paesaggio fuori dal finestrino, vedo le donne al fiume lavare abiti e tappeti e mi lascio ipnotizzare dalle antiche case dei berberi scavate nella roccia rossa. Questo viaggio è meraviglioso.

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L’arrivo ad Ouarzazate mi rimette in contatto con il mondo. Dopo tanta semplicità, il villaggio mi colpisce dritto allo stomaco con il suo essere quasi moderno. Scopro ben presto che Ouarzazate è stata lo scenario di numerosi film famosi e che ospita addirittura degli studi cinematografici, gli Atlas Studio (di cui vi parlerò presto). Le sensazioni strane che provo si intensificano. Ouarzazate mi sembra diversa, affamata di turismo, poco genuina. E la Kasbah di Taourirt, purtroppo, un po’ me lo conferma. Nell’avvicinarmi al suo ingresso decine di persone mi circondano per proporsi come guide e, frastornata dalle loro voci, alla fine declino ogni offerta e mi avventuro all’interno dell’edificio in compagnia della mia sola guida cartacea. La Kasbah è conservata in modo perfetto, le decorazioni denotano la ricchezza del pascià che l’ha abitata insieme alle donne del suo harem, le grandi sale sono completamente vuote e degli arredi non vi è traccia. E’ enorme e labirintica ma… non mi entusiasma. Leggo che ha ospitato anche un reality show italiano chiamato La Fattoria. No, qui non respiro l’autenticità marocchina che sto cercando e, senza rimpianti, continuo il mio cammino verso Skoura.

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La luce del giorno è un po’ più debole, la stanchezza inizia a farsi sentire, ma Skoura è talmente bella che tutto passa in secondo piano. Questa oasi è circondata da un’infinita distesa di palmeti, è una macchia di colore nel verde circostante ed è impossibile non sentirsi pervasi dalla tranquillità del luogo. Parcheggiamo fuori dalla Kasbah di Amridil, siamo gli unici visitatori ed un ragazzo molto alto con uno splendido sorriso bianco ci accoglie e dà il benvenuto: si chiama Reda ed è la persona che mi ha regalato uno dei ricordi più belli del mio intero viaggio. La Kasbah è semplicemente perfetta ed è qui che ho scoperto e capito come funzionava la vita nell’edificio grazie ai tantissimi utensili conservati al suo interno. Un torchio per l’olio, gli antichi forni per cucinare il pane e il couscous, serrature: qui ho trovato di tutto e Reda ha condito la visita con il suo italiano davvero perfetto (ci ha parlato addirittura di “coibentazione“) e il suo modo divertente ma soprattutto coinvolgente che ha nello spiegare ogni cosa. La visita termina su un terrazzo panoramico ed è qui che Reda svela la presenza della Kasbah sull’antica banconota da 50 Dirham. Con questa terza tappa la giornata non poteva davvero finire in modo migliore.

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E’ il tramonto. Il cielo d’Africa si tinge di rosa e pochi minuti d’auto mi dividono da Kelaat M’Gouna, il piccolo villaggio situato nella poetica Rose Valley. Qui mi aspetta la Kasbah Itran per trascorrervi la notte.

Lanterne illuminate, una squisita zuppa calda, silenzio.

Nient’altro.

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32 Comments

  1. Splendido articoli e splendidi luoghi <3 Il Marocco è tra le mie mete da sogno e, se mai riuscirò ad andarci, credo ti contatterò 😉

    Un bacione <3

  2. Ogni parola, ogni foto, ogni descrizione incollano gli occhi allo schermo e regalano un po’ delle emozioni che hai vissuto. È uno dei tuoi post più belli, davvero intenso, tanta poesia.
    Ps: reality La Fattoria?? Certo che noi italiani non ci smentiamo mai!

    • Credo seriamente nel fatto che mentre parlo (e scrivo!) del Marocco gli occhi mi si fanno automaticamente a cuoricino 🙂 fascino irresistibile, davvero. Dovete andarci assolutamente! 🙂

  3. Mi sono innamorata di questi scatti, la sesta foto è super! *.*
    E finalmente sei ripartita con i post sul Marocco tesoro mio!
    Sai quanto mi affascina! <3

  4. che bello Farah! ..i colori del Marocco hanno proprio un fascino particolare, sono caldissimi e ti entrano nel profondo degli occhi e del cuore! <3

  5. Tra te e Manu sto riscoprendo Terre che mia madre si porta nel cuore e di cui mi parlare sempre.
    Ora ho solo voglia di partire per Marocco e Giordania! 🙂

  6. che meraviglia! in questo post si vede tutta la magia del Marocco, un Paese che ti incanta con i suoi colori e con l’atmosfera da mille e una notte! foto bellissime! quella con la lanterna è la mia preferita :)) buona serata, ciao Andrea

  7. Eccola tornata con il suo Marocco!! non vedevo l’ora…come sai non é mai stato nei miei pensieri fino a che non ho letto i tuoi post… *.*

    • Marocco e Nord Europa diciamo che sono all’opposto 😛
      Io sono fortemente attratta dai paesi caldi e il Marocco lo è… nel clima e nel cuore della gente.
      Un abbraccio 🙂

  8. Le ultime foto sono davvero belle…il Marocco non è nella mia wishlist, ma i tuoi articoli potrebbero farmi cambiare idea! Un abbraccio!!!

    • Questo è uno dei complimenti più belli che mi si potrebbe fare, e non parlo (solo) delle foto 🙂 Pensare di riuscire a stuzzicare nuove idee e nuovi desideri di viaggio è davvero il top!
      Grazie mille e un abbraccio ancora più forte a te!

  9. Il Marocco ha sempre suscitato in me un certo fascino, anche se non mi sono mai impegnata a rendere concreto un viaggio alla sua scoperta. Le tue parole e le tue foto hanno risvegliato in me il desiderio. Si capisce che questa terra ti ha lasciato dentro qualcosa di magico e mi hai fatto venire la curiosità di capire cosa può suscitare in me. Grazie mille, a presto Marta

    • Marta, grazie a te perché è sempre un grande piacere leggerti. Ci sono luoghi che ti restano dentro e uno di questi, per me, è senz’altro il Marocco. Sogno già il momento in cui ci tornerò.
      Un forte abbraccio!

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