Africa

Il mio viaggio in Senegal: video e itinerario

[Soundtrack consigliata: La mia casa – Daniele Silvestri]

Alla fine ce l’ho fatta. Ho realizzato anche questo grande sogno. Uno dei miei TravelDreams più ingombranti. Nella mia estrema insicurezza è strano riconoscere a me stessa quanto invece io possa rivelarmi determinata e concreta quando si tratta di realizzare i miei viaggi nel cassetto. E io questo Senegal l’ho corteggiato davvero a lungo prima di respirarne l’odore a pieni polmoni. Esattamente 2 mesi fa.

Questo viaggio nell’anima dell’Africa è stato decisamente e metaforicamente il viaggio nella mia, di anima. Sono stati 10 giorni che mi sono sembrati mesi, giorni in cui ho fatto delle lunghe chiacchierate con me stessa, giorni in cui ho affrontato la mia zona di comfort e giorni in cui il trambusto delle città ha lasciato il posto a notti così silenziose da sembrare irreali. Per la prima volta durante un viaggio ho fatto stranamente poche foto: tante volte ho preferito fermarmi per riempire gli occhi, ma riempirli per davvero e non tramite un obiettivo. Ho preferito gustarmi il momento.

Itinerario

Oggi scrivo questo post non per farmi sopraffare come al solito dalle emozioni ma perché in realtà voglio parlarvi del viaggio che ho fatto nel senso più stretto: reperire consigli e informazioni sul Senegal non mi è stato semplice perciò voglio parlarvi delle strade che ho percorso, dei luoghi che ho toccato, dei piccoli villaggi immersi nella natura che ho avuto la fortuna di vivere, di ciò che ho visto durante le numerose (e meravigliose) tappe. E tutto ha avuto inizio a Dakar.

La Capitale del Senegal è stato il mio primo assaggio di viaggio: il suo caos mi ha stordita, il suo vento freddo di Aprile mi ha stupita, le sue spiagge mi hanno conquistata. Dakar è stata esattamente il pugno nello stomaco che immaginavo e nei giorni di viaggio seguenti ho sognato (e rimpianto) più volte la doccia con acqua calda fatta in quella pensioncina sul mare, proprio lì dove all’imbrunire iniziava la musica dei tamburi e lasciavo che i capelli si asciugassero da soli al vento. Da Dakar ho poi raggiunto facilmente in traghetto l’Isola di Gorée, uno dei luoghi più toccanti mai visitati prima. Questa isoletta, oggi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, era un avamposto per la tratta degli schiavi: le sue case coloniali, ristrutturate e colorate, celano un passato tra i più torbidi della storia; visitare il luogo dove venivano rinchiusi donne, uomini e bambini, con le catene alle caviglie, fatti ingrassare come bestie per rivenderli ad un prezzo alto, è stato davvero molto forte. Una delle tappe a mio parere più significative.

Dopo un viaggio in auto di circa 4 ore, da Dakar sono arrivata a Sokone, nella regione di Fatick: qui ho vissuto una delle esperienze più belle di tutto il viaggio ovvero il pernottamento nella casa di una (numerosissima) famiglia. La zanzariera sul letto, il caldo torrido, i 9 figli più nipotini vari che giocano composti ed educati spiando timidamente ogni mio movimento, la cena insieme al capofamiglia servita sull’atrio e consumata seduti a terra, l’henné fatto in cortile (e che per inciso ho ancora oggi sulle unghie della mano), il futuro letto con le conchiglie. E Sokone è un villaggio diventato ormai un modello in tutto il Senegal grazie alla comunità locale impegnata nella raccolta differenziata e nel riciclaggio della plastica (Provalsok è il nome del sito per chi volesse ulteriori informazioni).

Ph. by Viaggia CPS – Turismo Responsabile in Senegal

L’area marina protetta di Keur Bamboung è stata la mia tappa successiva e, senza dubbio, quella più suggestiva e lontana dalla mia zona di comfort. Dico così perché l’eco lodge in cui ho soggiornato è situato davvero nel bel mezzo della natura, composto da capanne fatte di paglia e legno circondate dalla sabbia e dalle acque della Regione del Sine Saloum, il punto in cui le acque dei fiumi omonimi si incontrano con quelle dell’oceano. Intorno a me solo mangrovie, alberi, silenzio. Qui ho visto da vicino i facoceri, ho trascorso una notte in bianco spaventata da ogni rumore della natura e dai versi delle iene che gironzolavano lì intorno, ho ritrovato il mio zainetto mangiucchiato dai topolini in cerca di anacardi e ho pianto di commozione osservando un cielo con così tante stelle e così vicino da sembrare un quadro. Tornerò a parlarvi presto di questo luogo decisamente incantato.

Palmarin è la zona conosciuta come i Caraibi del Senegal, ma ciò che qui mi ha fatto gioire maggiormente è stato sicuramente l’avvistamento delle iene: un lungo percorso in carretto mi ha condotta in mezzo ad una radura dove, acquattata e silenziosa, ho atteso l’imbrunire. Ed è proprio lì che le ho viste, con quel loro tipico incedere barcollante, in mezzo ai baobab giganti. Da Palmarin ho raggiunto poi con circa 1 ora di auto il luogo che forse mi incuriosiva maggiormente al momento della partenza: sto parlando di Fadiouth, nella regione di Thies. Fadiouth è uno dei villaggi più famosi del Senegal e la sua fama è dovuta al fatto che è stato costruito totalmente su un’isola di conchiglie: il suo cimitero, dove le tombe Musulmane si trovano accanto a quelle Cattoliche, dimostra che un’integrazione religiosa è decisamente possibile.

Le ultime tappe del viaggio sono state infine 3 luoghi completamente diversi tra di loro: abbiamo Mbour, con il suo caotico e pazzesco mercato ittico e il trambusto tipico che caratterizza ogni città del Senegal. Qui ho dormito in un posto meraviglioso, ho partecipato ad un laboratorio di tintura batik con le donne del posto, ho assaggiato il cous-cous di miglio e mais più buono del mondo e ho ascoltato una discutibilissima musica rap in un discutibilissimo piccolo pub. Le altre 2 tappe, decisamente più tranquille, sono state Somone e Popenguine: spiaggia, oceano, una riserva ornitologica, il pesce mangiato in ristorantini sulla sabbia, escursioni in piroga, il vento che ti gonfia i capelli e te li impregna di salsedine. Angoli di pace.

Che meraviglia assoluta questo Senegal. E quanta felicità nell’essere riuscita a viverlo in nome dello scambio culturale e dell’ecosostenibilità. E il merito di tutto ciò va al supporto di Viaggi Solidali che conta in Senegal dell’appoggio di una ONG a cui mi sono affezionata molto, ovvero Viaggia CPS – Turismo Sostenibile in Senegal. Tornerò presto a parlarvi di tutto quello che ho vissuto durante i miei giorni africani, sono state tante le emozioni che ho provato e ancor di più gli aneddoti che vorrei raccontarvi; vi lascio intanto con questo breve video in cui ho cercato di raccogliere i luoghi e i momenti più importanti di questa (troppo) breve parentesi della mia vita. Quanta nostalgia solo a sentirne la colonna sonora…

p.s.: non dimenticate di selezionare la qualità HD prima di guardare il video!

6 Comments

  1. Brava Farah, dell’Africa non ci si stanca mai.
    Non ho mai preso in considerazione l’idea di viaggiare in Senegal… mi mancano ancora diversi Stati di questo splendido continente, ma ora ho una meta in più da aggiungere alle altre….

    Aspetto altre “parole” su questa tua esperienza…

    Un abbraccio,

    Elena

    • Sai che tanta fame di Africa me l’hai trasmessa tu con i tuoi post?
      Dico davvero… e il Senegal te lo consiglio davvero tanto, sarà stato anche lo spirito con cui l’ho vissuto… ma si è rivelato magico.

      Ti abbraccio forte Elena cara!

    • Sì, è stato davvero un viaggio meraviglioso Eli. Meraviglioso nelle sue difficoltà e e nei luoghi che ho visitato, circondata da belle persone. E sono tanto felice di averti fatto venire voglia di partire 🙂 Ti abbraccio!

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